Non c’è missione se non in comunione

Non c’è missione se non in comunione

A guidarci nella Celebrazione Eucaristica intercomunitaria è mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia.

L’omelia che ci consegna è centrata sul Vangelo mettendo in risalto le dinamiche relazionali; il Vangelo di Luca parla di “altri 72” questo ci ricorda che non siamo soli in questo alveo, non spuntiamo come funghi, non ci autocandidiamo. “Li inviò a due a due”: non c’è missione se non in comunione, con la Chiesa certamente, ma innanzitutto con l’alterità che mi è posta innanzi.  Lo sbandamento e la solitudine nasce dall’aver perso il sentirsi inviato a “due a due”.
Vivere l’esperienza di essere mandati alimenta la vocazione alla missione; la spinta del mandato, l’essere inviato continuamente da un Qualcuno che è a tuo sostegno, alle tue spalle: è questa l’esperienza che fa Paolo con Timoteo ed è l’esperienza a cui è orientato il Vescovo con il Presbitero. I miei seminaristi mi chiamano padre, ma io avverto la loro figliolanza? Se chiamate padre il vostro Vescovo, accogliete le sue parole come da colui che vi ama paternamente?

Mons. Cascio, prosegue invitandoci a riflettere sul nostro essere inseriti in una “storia di fede” che ci precede e che dice chi siamo, a queste relazioni deve essere rivolta anche la nostra gratitudine, soprattutto verso quelle figure familiari che ci hanno “iniziato” alla fede.  L’omelia, tocca anche il tema della missione, soprattutto nell’invito a non essere “missionari pericolosi”, atteggiamento che può verificarsi quando separiamo la Carità dalla sua fonte, dalla sua forza, una forza che non ci appartiene e che è donata. Una missione che deve portare il dono del Risorto: la Pace, non la confusione, il conflitto delle contraddizioni che abitano ognuno. Bisogna quindi “fondare”  la nostra attività missionaria su: Forza, Carità e Prudenza, tre elementi che devono necessariamente essere permeati dall’esempio di Cristo.

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