“COSTRUIRE COMUNITÀ MISSIONARIE”- Visita di Padre Dino Tessari Missionario O.M.I.

“COSTRUIRE COMUNITÀ  MISSIONARIE”- Visita di Padre Dino Tessari Missionario O.M.I.

“COSTRUIRE COMUNITÀ MISSIONARIE”- Visita di Padre Dino Tessari Missionario O.M.I.

La comunità di seminario tra il 12 e il 14 novembre ha vissuto un incontro intenso sul tema della missione grazie alla visita di padre Dino Tessari, Oblato di Maria Immacolata. Nell’incontro di lunedì sera padre Dino ha subito messo in chiaro che il raccontare la sua vita in missione non è un mostrare un qualcosa di straordinario ma ha lo scopo di aiutarci a comprendere che la missione alle genti è paradigma della missione qui. Nei suoi 50 anni di sacerdozio padre Dino ha dato alla chiesa missionaria trent’anni di missione di cui venti in Indonesia e i restanti dieci in Senegal, Uruguay, Thailandia, Argentina e Brasile. Attraverso il racconto della sua esperienza in Indonesia padre Dino ci ha illustrato i passi della missione da fare qui tra la nostra gente.

L’Incarnazione

Il primo passo è l’ Iincarnazione, ossia il Dio che s’incarna in tutta l’umanità e questo significa cogliere la bellezza che il Signore dona ad ogni cultura, ad ogni persona, perché ogni uomo è creatura di Dio. Tutto ciò comporta il non giudicarla mai. Nell’Incarnazione noi non contiamo niente perché conta Gesù che è nelle persone che Lui ci dona ogni giorno.

La compassione

Il secondo passo della missione è la compassione, il compatire ciò che c’è nel cuore dell’altro. La compassione trova il suo punto massimo nell’Amore che diventa Parola di salvezza. Un giovane indonesiano malato di lebbra dopo una cura totalmente disinteressata che padre Dino gli diede pronunciò questa frase che in un certo senso rappresenta il cuore dell’annuncio: “Padre mi faccia conoscere quel Dio che ti ha dato la forza di amarmi così tanto”. È questo l’inizio della missione vera. Finora non si è parlato di Gesù ma si è amato come Gesù. L’amore è ciò che attrae. Se parliamo di Gesù e non abbiamo amore siamo dei falsi.

Annunciare la gioia del Vangelo

Il terzo passo della missione è l’annuncio del Vangelo. Dopo che il terreno è pronto bisogna parlare del Vangelo con gioia, senza vergognarcene mai, perché la gente ha più fame e sete di Gesù di quanto noi possiamo immaginare. Non si può parlare di Gesù se non ne siamo innamorati e dobbiamo ricordarci sempre che la sorgente della vita cristiana è la Parola di Dio che ha il suo culmine nell’Eucarestia.

Costruire Comunità missionarie

Oggi più che mai in un occidente ormai secolarizzato siamo chiamati a costruire comunità missionarie ma se non c’è amore nelle nostre comunità come si può parlare di Gesù vivo, vero e reale nell’Eucarestia?  Non solo. Dobbiamo ricordarci che siamo sempre in missione. Siamo discepoli missionari che devono spingere gli altri a parlare di Gesù ed in seminario si può correre il rischio di stare insieme senza mai parlare di Gesù. È il peccato più grande. Cosa valgono sei anni di seminario senza avere quella voglia di aiutarci ad essere santi? Ora siamo chiamati a costruire fraternità sacerdotali per essere comunità vive.

Come fare? 

Il primo passo è rinnovarci ogni giorno alla fedeltà di Cristo Gesù, e con tutte le difficoltà del nostro tempo può sembrare non facile. La fedeltà è l’eroismo dell’amore, perché non c’è amore senza fedeltà e questo vale a tutti i livelli. Il secondo passo è sentire la gioia di annunciare il Vangelo. All’uomo di oggi dobbiamo annunciare le stesse parole che gli angeli annunciarono ai pastori: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, oggi è nato un salvatore che è il Cristo Signore». Non c’è vita cristiana se non abbiamo la voglia di buttare fuori quella gioia di cui Gesù riempie la nostra vita e il nostro cuore. L’ultimo passo è fare in modo che i poveri diventino i privilegiati della nostra vita e se non sappiamo riconoscere i poveri nelle nostre città siamo dei poveri cristi ed è tremendo perché se non sappiamo incontrare i poveri non sappiamo incontrare Gesù.

Durante l’omelia della messa di martedì mattina padre Dino ci ha illustrato, attraverso il martirio del beato padre Mario Borzaga OMI, il passo del vangelo del giorno (Lc 17,10): «Siamo servi inutili, abbiamo fatto ciò che dovevamo fare». Essere sacerdote di Cristo significa un po’ questo. Significa essere a completa disposizione della sua Sposa che è la Chiesa senza fare piagnistei inutili quando la nostra vita non rispecchia quello che su di noi avevamo progettato. Dobbiamo fare solo la volontà di Dio e questo deve essere il nostro sogno. Padre Dino ha concluso dicendo: «Se volete essere sacerdoti dovete sognare alla grande. Non posso immaginare un prete che non abbia uno spirito missionario».

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