“CHIEDETE, BUSSATE, CERCATE…”- INIZIO DELL’ANNO FORMATIVO 2019/2020

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“CHIEDETE, BUSSATE, CERCATE…”- INIZIO DELL’ANNO FORMATIVO 2019/2020

“Iniziamo i primi passi in un anno in cui abbiamo eletto Maria come colei che ci renderà capaci di fare quello che Gesù ci dirà…”

Sono state queste le prime parole pronunciate da padre Franco durante l’omelia della celebrazione di inizio anno formativo. Ed è proprio così. Capire cosa sta a cuore a Gesù dovrebbe essere la nostra spinta originaria. Che cosa sta a cuore a Gesù se non il desiderio del Padre? Il desiderio di fare in modo che ogni uomo cresca a sua immagine e che l’umanità tutta diventi suo popolo?

Noi dobbiamo lavorare per questo. L’aver scelto la figura di Maria come tema che ci accompagnerà in questo nuovo anno vuole evidenziare l’importanza dell’evangelizzazione e vorrebbe coinvolgerci nel testimoniare e annunciare il Signore. Nella prima lettura (Ml 3,13-20b)la relazione con Dio ci viene presentata come un combattimento. Il popolo vorrebbe fare la volontà di Dio ma poi vede che i superbi che pur provocando Dio si moltiplicano e restano impuniti. La loro affermazione, allora, sembra giustificata:

«È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver osservato i suoi comandamenti o dall’aver camminato in lutto davanti al Signore degli eserciti?»

È inutile rinnegarci che questa domanda certe volte si fa presente nel nostro cuore: “Vale proprio la pena seguire Dio e osservare la sua Legge?”

Il salmista, invece, ci appare come un uomo che rispetto agli altri è solo. Ma questa situazione iniziale di sofferenza come nella prima lettura si capovolge a tal punto che il Signore fa la promessa che un giorno si vedrà la differenza tra il giusto e il malvagio, tra chi lo serve e chi non lo serve

Anche il Vangelo ci invita al combattimento interiore. Ci invita a non essere ingenui, come se la natura umana non avesse bisogno di Dio. Ci dice che sì siamo capaci di cose buone, tant’è che un padre non sa dare qualcosa di cattivo ai propri figli. Ma c’è una sorte di inclinazione del nostro cuore alla cattiveria che sembra concretizzarsi con il nostro egoismo. Nel Vangelo, però il combattimento è più duro, perché non è contro qualcuno che viene dall’esterno ma è in primo luogo dentro noi stessi, nel nostro cuore. Quell’egoismo che rischia di espandersi sempre di più fino a farci dire frasi del tipo first america”, “prima gli italiani” e altro. Ma il Vangelo è buona notizia. Ci dice che nel combattimento non siamo soli. Anzi possiamo sperare di vincere perché lui ha già vinto e ci dà la possibilità grazie allo Spirito di stare sotto al suo sguardo e di lasciarlo lavorare nel nostro cuore.

Nella “Gaudete et exultate” papa Francesco ci fa presente questa lotta. Questo combattimento richiede coraggio, forza per resistere al nemico per progredire. Sant’Ignazio ci ricorda che nella vita spirituale o si va di bene in meglio o si va di male in peggio. Il Vangelo però ci dice come poter vincere il combattimento. Ci illustra la via della santità:

«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto» (Lc11,9)

È questo il combattimento spirituale di oggi. Pensare ad un’idea di libertà senza la dimensione del donarsi diventa dispersiva e pericolosa perché cerchiamo tutti i modi per essere esclusivi con il rischio di fare sé stessi il criterio di come agire nella nostra vita. “Chiedere”, “bussare” e “cercare” sono l’antidoto alla mediocrità, al giocare al ribasso. Si tratta di chiedersi continuamente tra scelte e decisioni da compiere cosa fa di più la maggior gloria di Dio? È importante almeno essere magnanimi, avere un cuore grande nelle cose piccole. Il nostro nemico più grande, infatti, non è neanche il peccato ma il torpore spirituale. È la tentazione in cui noi possiamo cadere più facilmente, soprattutto noi che siamo un po’ più vicini al Signore, nella decisione di donarci completamente a Lui.

Come vivere queste parole del Signore nelle quattro dimensioni della formazione?

Nella vita spirituale e nella preghiera significa cercare di affezionarsi più al Dio delle consolazioni che alle consolazioni di Dio. Avere con il padre spirituale a cuore il desiderio di progredire piuttosto che di presentarsi come un bravo ragazzo. Fare attenzione quando siamo inclini alla critica alla Chiesa, quella più vicina, dal parroco delle nostre chiese locali a quella più grande perché il rischio di sentirci migliori degli altri è sempre in agguato.

Nella vita comunitaria cercare la maggior gloria di Dio significa vivere il tempo delle relazioni con gli altri con l’attenzione di volere il bene degli altri anche con la rinuncia delle proprie abitudini, delle proprie comodità. Imparare a condividere. Fare con amore i servizi comuni. Badare all’uso della lingua nello specifico quando si parla male degli altri e quando a volte lo diciamo con una libertà che non è totalmente confacente a noi che stiamo facendo un cammino di preparazione al presbiterato. Ci è richiesta una certa esemplarità senza scimmiottare o facendo finta di essere santi. Una certa cura di sé. Non accontentarsi delle amicizie già consolidate non solo in comunità ma anche tra le comunità.

Nello studio significa conoscere di più il Signore. Significa capire e discernere come impegnare il nostro tempo. Fare attenzione durante il tempo degli esami alla trappola dei confronti. Quella di pensare solo all’esame da superare. Fare attenzione alle lusinghe del voto alto. Fare attenzione soprattutto al tempo sprecato. Se non studio bene il frutto che ne deriverà sarà un frutto che marcirà presto. Approcciarsi allo studio con pazienza con la consapevolezza che con una pietra dopo l’altra si arriva in alto.

Nel tirocinio pastorale  significa capire se sono più preoccupato ad entrare in dialogo con le persone per capirle veramente o sono più preoccupato a dare le buone risposte solo per costruirmi una buona immagine di me?

Dobbiamo imparare ad andare contro corrente anche tra di noi se è necessario. Dio ci scampi dall’estremismo del centro di colui che non prende mai decisioni per paura di sbagliare. Ci aiuti a metterci in gioco con Lui, liberi rispetto al futuro. Solo così può nascere una comunità che è sale e lievito. Il Signore se ci ha messi insieme, allora ci chiede la responsabilità gli uni verso gli altri di prenderci sul serio. Non abbiate paura di essere santi. Non rimandiamo mai domani.

Infine padre Franco ha chiesto al Signore la grazia di mettere sempre il cuore nelle cose che facciamo. Di avere un sano realismo con uno sguardo speranzoso e di affidarci a Maria che ci consola, ci libera e ci santifica.

 

 

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