MI STO LASCIANDO TROVARE DAL SIGNORE?

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MI STO LASCIANDO TROVARE DAL SIGNORE?

Ieri sera si è celebrata in seminario la messa intercomunitaria nella commemorazione degli ex alunni defunti e in particolar modo nel ricordo della cara sorella di padre Carlo Greco sj, scomparsa recentemente. Padre Carlo che per anni ha offerto il suo servizio di docente formando e seguendo centinaia di seminaristi, religiosi e laici nel percorso accademico con l’insegnamento di Teologia Fondamentale e ora come guida spirituale in seminario, ha presieduto la celebrazione iniziando l’omelia riprendendo una frase della prima lettura:

“Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore” (Rm 14,7)

Gesù non è il Signore solo dei vivi ma anche dei morti perché la relazione con Lui non si interrompe mai. Quella relazione che Lui ha istituito in ciascuno di noi. Questo è il legame può dare ad ognuno di noi il senso della vita. Quel legame che come ci ha illustrato padre Carlo sua sorella ha instaurato e mantenuto in vita nei ruoli di impegno civile che ha assunto e tante altre azioni che hanno avuto come obiettivo quello di, fin quanto possibile, migliorare le condizioni sociali ed umane di chi le stava intorno. Queste vite ci indicano appunto come è profondo il legame che il Signore istituisce con noi.

“…nessuno di noi vive per sé stesso e nessuno muore per sé stesso” (Rm 14,7)

Ci sono persone che pensano che il senso della vita sia il proprio arricchimento e solo la propria felicità. Ma noi capiamo che la vita prende un senso più autentico solo nel rapporto con gli altri. “Nessuno muore per sé stesso”. Il Signore ci invita a capire che noi dobbiamo morire con Lui e per Lui. Quel Signore che sappiamo che ci vuole bene perché ci dà in varie forme tanti doni. Così si instaura quella relazione che dà senso al nostro vivere e al nostro donarci. Allora la domanda da porci è questa:

Ma io in questa fase della mia vita per che cosa e chi sto vivendo?

La risposta non è così immediata e trasparente. Noi cerchiamo sempre di aggrapparci a qualcosa che ci dà consistenza. Il Signore dice “senza di me non potete far nulla”. Ma anche le parole di san Paolo. Niente ci separerà dall’Amore di Cristo, né tribolazioni, né angosce (Rm8). Queste parole vogliono dire non solo il nostro impegno nella relazione con Lui ma specialmente che anche all’ultimo momento della vita il Signore tenta e vuole riagganciarci sempre.

Ma mi sto lasciando trovare dal Signore?

Questa è la seconda domanda che padre Carlo Greco ci ha posto nell’esaminare il Vangelo del giorno (Lc 15, 1-10). Noi siamo persone cercate sempre dal Signore. È Lui che fa sempre il primo passo. Lui si occupa di noi come se fossimo gli unici esistenti al mondo. La ricerca di Dio attraversa tutta la storia. Dalla prima domanda della Bibbia (Adamo dove sei?), dal Cantico dei Cantici (Ho cercato il mio amato) fino alla ricerca dei lontani, dei pubblicani nella persona di Gesù. I pubblicani non hanno paura di avvicinarci al Signore. Gesù va a cercare la pecorella smarrita, l’unica perduta. Noi corriamo il rischio di nasconderci come Adamo. Ma anche se ci ha trovato perché abbiamo sentito la sua voce, non è ancora detto che noi abbiamo corrisposto alla sua ricerca, perché la conversione non è implicita nel ritrovamento. Certe volte ci nascondiamo ancora.

Quali sono le cose dietro le quali mi sottraggo?

Certe volte gli obiettivi che ci poniamo, i desideri, le azioni più semplici che facciamo ci possono far perdere, possono diventare uno schermo che noi opponiamo e non ci fa arrendere alla sua voce. Invece, la ricerca di Dio è accurata come la donna intenta a cercare la moneta (Lc 15). Ma una volta ritrovata fa festa. Solo così si instaura quella comunione conviviale, perché Lui ci ha ripescato dalla morte. Un po’ come quella stessa comunione che ci sarà con i nostri cari defunti.

Alla fine padre Carlo ha pregato per tutti noi affinché abbiamo il coraggio di stare sempre sotto di Lui, di lasciarci trovare da Lui, che non è scontato, e specialmente di convertirci. Ma Lui ci richiede un amore grande. Come se fosse un’ amore sempre di più come. Il Signore lo pretende. Perché  tale amore non ci rende schiavi, non ci opprime ma ci rende liberi. Ci rende liberi di amare ciascuno come va amato.

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