Ritiro di Avvento: “Sentirsi debitori di una Fede da accogliere e condividere”

Ritiro di Avvento: “Sentirsi debitori di una Fede da accogliere e condividere”

Ritiro di Avvento: “Sentirsi debitori di una Fede da accogliere e condividere”

Questo venerdì abbiamo vissuto il nostro consueto ritiro di Avvento guidati dalla professoressa Rosanna Virgili, docente di Antico Testamento presso l’Istituto Teologico Marchigiano.      
Seguendo il tema del nostro anno formativo, “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5), Rosanna apre la meditazione sul primo capitolo di Luca offrendoci un primo grandangolo su come il nostro sia un Dio in continuo Esodo, un Dio che è e si fa strada, che è in cammino da Gerusalemme fino a Roma, si fa cammino su una strada fatta di terra, cielo e mare.  
      

La prima scena è di terra: Gerusalemme, e l’ultima scena è un monolocale in affitto presa da Paolo a Roma. In mezzo ci sono strade e vie marittime che intersecano tante storie. Sono i rematori della Parola. Paolo con 3 navi arriva ad Ostia, tramite Pozzuoli. Questo è l’inizio della storia cristiana secondo Luca. Protagonisti della prima parte del primo capitolo di Luca sono Elisabetta e Zaccaria. Fondamentali per ogni famiglia dell’epoca erano ricchezza, salute e figli. Zaccaria ed Elisabetta possedevano le prime due benedizioni ma non avevano figli. Erano anziani e stava per morire il loro futuro, stavano per morire senza discendenza. Rosanna poi si concentra sulla prima annunciazione dell’angelo a Zaccaria che si trovava al tempio per l’offerta dell’incenso e, arrivato il suo turno, all’interno del tempio riceve la visita dell’Arcangelo Gabriele che gli profetizza la nascita di Giovanni. Ma Zaccaria, dal cuore indurito, non crede all’Angelo. Nel frattempo la gente fuori al tempio aspettava che Giovanni uscisse e sapeva anche di come Dio si manifestasse nel tempio.   
       

Ma uscito, Zaccaria sembrava un muro perché non aveva fede incarnata ma era diventato piuttosto funzionario, presente lì solo per le funzioni sacerdotali. La gente ahimè non ha bisogno di muri e silenzi, tanto meno non ha bisogno di miracoli. Bensì di parole, di vivere libera, di essere consolata! Non di mutismo. Quando un sacerdozio non è intriso di fede viva ma diventa padrone della casa di Dio, non è più un sacerdozio, ma un insieme di funzioni! Quando un sacerdote taglia la relazione tra uomo e Dio, taglia tutto. Un Dio che non è più mediato da un sacerdote eloquente, vicino, perde del suo valore. L’angelo entrò nel corpo di Maria. Il cristianesimo è una fede laica, una fede che è in continuo cammino, che esplora, che viaggia! Un Dio che è in continuo esodo.       
L’angelo consegna questa dignità a Maria così come la consegnò a Zaccaria ed Elisabetta donando loro discendenza, la vita.

Nella seconda meditazione Rosanna si è soffermata sulla seconda annunciazione di Luca. Siamo a Nazareth, a casa di una donna. Quando si presenta l’angelo, la percezione di Maria è quella di trovarsi Dio davanti, si utilizza infatti il verbo delle manifestazioni divine, presente più volte nella Bibbia. Dio non visita “per nulla” ma visita per affidare un compito. L’unica garanzia che Dio dà i suoi profeti è dire loro: “Sono con te”. Dio offre la sua compagnia ma non esonera dalla responsabilità. E non fa sconti nemmeno a Maria che a dodici era già donna, responsabile per ricevere questa visita e questo compito.      

Accoglierai, partorirai e chiamerai! Queste sono le missioni che l’angelo consegna a Maria. Anche in Gen 15, a cento anni, Abramo riceverà una discendenza che sarà numerosa come le stelle del Cielo. E Gesù fa parte di questa generazione, così come Maria che in questa dinamica somiglia molto ad Abramo! Anche lei rimane perplessa sulla possibilità di partorire. Ma la logica di Dio ci dice che anche l’impossibile si realizza, dinamica che è stata cruciale anche per la storia di salvezza del popolo di Israele.        
Maria è in quel momento promessa sposa e quindi ancora illibata, la salvezza per lei si potrà manifestare solo attraverso la discendenza che però è possibile solo attraverso dei mediatori. Il primo mediatore è Giuseppe che la “purifica” dal sangue che non le permette di essere in relazione con la società. Il secondo mediatore sarà, sette giorni dopo, il sacerdote. Maria rappresenta il popolo di Israele e l’angelo le garantisce ancora una volta la vicinanza di Dio che la coprirà con le sue ali. Nella cultura ebraica la donna non è padrona del suo grembo ma lo è il marito, Giuseppe. Ma nonostante questo, l’angelo le ha donato la dignità di rispondere liberamente.    
La vocazione non è lasciarsi andare ma è un dialogo, una discussione continua, un ripensare continuamente alla propria fede. Così è stato con Zaccaria, così con Maria.                    
La libertà è responsabilità di accogliere, adempiere ad un qualcosa, rischiando, ma andando fino in fondo. Maria lo fa dicendo il suo eccomi. E rischia con il ripudio che Giuseppe avrebbe manifestato nei suoi confronti. Lei, a differenza di Elisabetta sperimenta ancora di più l’onnipotenza di Dio perché concepire vergine è ancora più misterico che concepire sterile dove c’è comunque di mezzo un uomo. Così come Gesù non compie nulla da solo, ma sempre assieme ai suoi a partire dalla prima chiamata dei discepoli, così Maria prende consapevolezza che non sarà da sola ma avrà un’alleata nella fede. Elisabetta. Perché la fede non esiste da sola! È un processo di condivisione!            
La fede va vissuta tutta insieme, è un’alleanza! Elisabetta ricorda a Maria questa alleanza che l’ha preceduta in questa storia di salvezza.       
Non dobbiamo sentirci ed agire soli, siamo alleati con Dio! Dobbiamo essere in comunione con Lui e tra noi. Maria sa che c’è un collegamento con Elisabetta ed è questa relazione che la fortifica
nell’ esperienza della chiamata. Lo stesso saluto che Maria ha ricevuto dall’angelo, ella lo porterà ad Elisabetta e lì Giovanni sussulterà nel suo grembo. Siamo chiamati a metterci in strada come Maria, la nostra beatitudine risiederà nella nostra fede. Beata perché hai creduto! Un’esperienza che non aveva intuito Zaccaria. Siamo passati dalla mancanza di fede, da un sacerdozio solitario, funzionario, muto di Zaccaria, ad una beatitudine di fede e un fiume di parole e di lode segno del sogno realizzato di Maria: il canto del Magnificat.        
Che sia l’impegno per tutti noi, in cui non sentirci titolari ma debitori di una fede da accogliere e condividere.
Infine Rosanna conclude la sua meditazione consegnandoci uno scritto di Alda Merini su Maria:

Salvate la madre di Gesù,
ella è dimora degli angeli,
ella è dimora della Parola.
La parola fiat
ha tagliato il suo grembo in due:
metà tenebra e metà dolore.

Salvate la valle del Signore.
Per camminare Dio bambino
ha bisogno di un prato,
per camminare Dio
ha bisogno del mondo.

Salvate la madre di Dio,
ella è tenera,
ella è solo una fanciulla,
ma tiene i coltelli della sapienza
nel grembo
per aprire un varco al demonio.

Lei lo affronterà,
la madre di Dio,
la migliore,
lo prenderà per sempre
lo caccerà all’inferno.
Lei,
l’eroina di tutti i tempi,
la dolce madre di Dio,
la tenera fanciulla d’amore,
lei aprirà un varco alla poesia,
lei aprirà un varco al sole.

Salvate la tenera madre di Dio,
i suoi seni acerbi,
le sue braccia bianchissime,
le sue mani che culleranno
il Dio vero.

Salvate i suoi fianchi di giada,
i suoi occhi che paiono stelle,
la sua pelle che è bianca
come il respiro.

Fu trapiantato in lei
l’albero e la luce,
il pesce dell’immanenza,
il Dio secolare,
ambrosia di tutte le genti.
Benedite la tenera ancella di Dio
e la sua signoria.
Ella diventerà la regina,
la regina dei cieli,
ella diventerà il manto secolare
che coprirà di gioia gli umani.

Salutate in lei
la porta del sorriso beato
e l’onniscienza futura:
ella ha previsto tutto
perché pur non avendo radici
Maria è la sola radice del mondo.

 

Ha presieduto l’Eucarestia di fine ritiro p. Carlo Chiappini sj che ci ha esortato, scendendo dal monte del ritiro, nell’interrogare il Signore chiedendogli quale Tempo stiamo vivendo alla luce della Parola e chiedendo la grazia di ricevere lume ed interpretazione.
Padre Carlo ha poi lasciato parola a Rosanna Virgili che ci ha ricordato come Newton concepiva il tempo come contenitore dove le cose e gli eventi potessero accadere. Nella Bibbia il tempo è annunciato dai profeti e sono gli interpreti di ciò che accade. Sono parole performative, producono ciò che dicono. La Fisica ci potrebbe aiutare molto in questo senso. Elia porta nel suo nome entrambi i nomi divini, Signore e Dio. Elia è un nome di fuoco. È Dio stesso. È stato un profeta che ha discusso molto con Dio, è stato sanguinario, uccidendo tutti i profeti di Baal sul monte Carmelo. Ma scappa davanti a una donna, segno di compartecipazione con gli uomini nelle paure e nelle fragilità. Anche Geremia litiga col fuoco che arde nelle sue ossa. Giovanni Battista poi, romperà la successione sacerdotale, divenendo profeta.
Lasciamoci bruciare dal fuoco della presenza di Dio. A volte fa male ma è importante, ci purifica, fonde, ci unisce, è segno del Natale che illumina, che scalda, che purifica, entusiasma, che rende il tempo un avvenimento, un incontro che crea gioia, calore. Un fuoco che scalda le nostre tiepidezze. Lasciamoci bruciare dal fuoco della Parola, scaldi le nostre solitudini e possa trasformarci in dono di noi stessi verso gli altri.

Padre Carlo infine, a nome di tutta la comunità del Seminario, ha ringraziato Rosanna per la testimonianza viva della sua presenza tra noi, chiedendo al Signore di benedire il suo operato di donna, moglie, madre e docente al servizio della Chiesa.

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