Il dono della grazia di dio

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Il dono della grazia di dio

Giovedì sera ha presieduto la celebrazione eucaristica Mons. Spinillo e ci ha fatto dono di una riflessione sulla grazia di Dio invitandoci ad accoglierla e farla agire nella nostra vita.

La grazia è multiforme e agisce in maniera particolare in ciascuno, noi condividiamo quella particolare forma di grazia che è la vocazione al ministero sacerdotale che non solo ci abilita ad amministrare i sacramenti ma ci rende sacramenti per tutta la comunità.

È importante ricordare che la preparazione a vivere questo grande dono e mistero non termina mai, è un tempo permanente per tutta la vita. Noi lo viviamo accettando la misericordia di Dio che ci arriva come dono nella consacrazione a lui e questa consacrazione è il centro, il cuore, non va mai confusa la vita nella chiesa e la pastorale con questa dimensione. Ci sono persone che hanno vissuto l’apostolato di Dio da immobili, nell’incapacità di svolgere qualsiasi attività, ma che non dimenticando il cuore della vocazione, sono state in grado di testimoniare questo amore di Dio. Condividere la grazia della vocazione che ci porta ad essere testimoni dell’amore di Dio in ogni situazione, questa è la dimensione fondamentale. Tutti i battezzati sono chiamati a questa grazia sacerdotale in cristo. Questa grazia è un mistero di vita che si dona.

Il vescovo ci ha anche fortemente invitati a vivere intensamente questa grazia ed aiutare tutti i fratelli a fare lo stesso!

Poi ha continuato la sua riflessione prendendo spunti dalla prima lettura, dal libro di Samuele, che racconta proprio una storia di vocazione e di consacrazione.

Il giovane Davide viene chiamato contro ogni giudizio e deve rispondere alle domande “chi sono io?” e “perché il Signore mi ha chiamato e condotto fin qui?”, queste domande non hanno solo valenza esistenziale, ma di fede, la valenza propria di chi sente il valore della vocazione. Sono domande che ogni giorno necessitano di risposta, di essere considerate seriamente, richiedono che diveniamo capaci di formulare un giudizio davanti ad esse. E solo una persona che cresce nella libertà le può affrontare con un giudizio santo. Siamo chiamati a dare un giudizio ma Il nostro giudizio deve essere, attento, aperto e generoso.

Per spiegare questo ci ha raccontato di persone che in confessionale esprimono giudizi negativi affermando di non poter controllare il fatto che le orecchie sentono e gli occhi vedono, e questo è un bene, ma come vedono gli occhi, e come sentono le orecchie? Sentire e vedere non basta per dare un giudizio corretto, è necessario invece cercare un giudizio che riconosce che tutti siamo chiamati a condividere la grazia di dio.

Chiediamo al signore di permetterci di essere sempre consapevoli della sua grazia, per poterne diventare davvero ministri.

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