Un fuoco che arde dentro di noi per essere lievito per il Regno

Un fuoco che arde dentro di noi per essere lievito per il Regno

Un fuoco che arde dentro di noi per essere lievito per il Regno

Come ogni settimana, la nostra comunità di Seminario giovedì si è ritrovata per celebrare insieme la messa intercomunitaria. A spezzare per noi il Pane della Parola e a condividere con noi il Pane Eucaristico è stato don Bartolomeo Puca, animatore della comunità di quinto anno, che ha ringraziato Dio per il dono della chiamata, nel giorno del suo quindicesimo anniversario di ordinazione sacerdotale.

Il pane non sarebbe pane senza lievito: è proprio dal lievito che don Bartolo ha iniziato la sua omelia. Infatti, il Vangelo che la liturgia ci ha offerto si pone tra l’invito di Gesù a guardarsi dal lievito dei farisei e quello rivolto ad ognuno di noi ad essere invece lievito del Regno di Dio. Tutta la nostra vita si gioca nel decidere quale lievito essere.

E la scelta la si fa a partire dal fuoco che anima il nostro cuore. Era il fuoco una delle immagini che Luca nel Vangelo ci consegnava (Lc 12,49-53). Il Signore, ci ha ricordato don Bartolo, ha infiammato il mondo con il mistero della sua morte e risurrezione, rivelandoci l’essenza del progetto di Dio che ama il mondo fino a dare la vita del suo figlio. A noi tocca capire quale fuoco arde il nostro cuore. E ciò che ci infiamma, ci porta a prendere posizione. La Parola di Gesù, infatti, ci divide in noi stessi, facendoci fare i conti con i nostri desideri e la nostra realtà. Si arriva alla pace, a quella pienezza di vita, passando per questa lotta interiore.

È quello che san Paolo ha sperimentato nella sua stessa vita, lasciandosi sconvolgere pienamente. Infatti, se il fuoco del Signore ci brucia dentro e ci interpella, facendoci desiderare che arda dentro di noi e poi nel mondo, dobbiamo comportarci come Paolo, lasciandoci usare dalla Grazia di Dio. Dobbiamo cioè riconoscere che ciò che il Signore ci propone non è solo frutto del nostro sforzo, ma innanzitutto accoglienza di un dono. Lasciare carta bianca a Dio nella nostra vita, che opera tramite il suo Spirito in tutte le mediazioni che ci vengono proposte, significa lasciare che Egli operi dentro di noi. In questo modo, quell’interiorità attraversata dalla divisione e dall’ambiguità, con lui diventa rinnovata. È questa la strada per rafforzare il nostro uomo interiore, che ci fa sempre più somiglianti a Gesù. Solo così possiamo desiderare che questo fuoco ardente in noi non si spenga mai.

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