L’assenza di Gesù: costantemente riempita e abitata dalla Sua presenza!

L’assenza di Gesù: costantemente riempita e abitata dalla Sua presenza!

L’assenza di Gesù: costantemente riempita e abitata dalla Sua presenza!

       

Giovedì 13 maggio, memoria di Nostra Signora di Fatima, la Messa intercomunitaria è stata presieduta da p. Antuan Ilgit SJ, già animatore nel nostro Seminario e attualmente professore nella nostra Facoltà.

Di ritorno dalla Terza Probazione – un terzo anno di noviziato che precede l’integrazione definitiva nell’Ordine, tempo per rinnovarsi spiritualmente dopo i lunghi anni di studio e per approfondire la conoscenza dell’Istituto – p. Antuan, guidato dalla Liturgia della Parola, ci ha consegnato 2 parole, che lo hanno aiutato durante questi 8-9 mesi in Spagna e che caratterizzano l’intera esperienza del Covid: assenza e distacco.

«Nel Vangelo il Signore fa una specie di gioco di parole e alle persone che lo circondano dice: «ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete» (Gv 16,16). Non so se anche voi siete d’accordo, ma mi sembra un po’ complicato questo modo di esprimersi quasi con uno scioglilingua: «ancora un poco e non mi vedrete; un po’ ancora e mi vedrete» (Gv 16,16). Uno si chiederebbe ma cosa vorrebbe dire con questo?»

Così, accompagnati da queste parole, ci ha aiutato a comprendere che «Gesù sta annunciando la sua grande “assenza”, che è imminente […] Ma poi la Sua resurrezione sarà la restituzione di quel volto in maniera nuova. Sarà il volto definitivo. Il volto di Gesù glorioso è quel volto libero in maniera definitiva dalla morte. È il volto in cui il Padre asciuga definitivamente le lacrime. È il volto davanti a cui vedremo davvero il nostro volto. Ma affinché ciò accada dobbiamo accettare che tutto passi attraverso un tempo determinato di assenza

E ancora, pian piano, ci ha condotti a scoprire il mistero dell’altra grande parola: il distacco.

    «ogni assenza comporta un distacco. Se nelle nostre relazioni, nelle nostre scelte vocazionali e così via, non viviamo un certo “distacco”, il bene nascosto in quella relazione o in quella scelta, si trasformerebbe in idolo. Ed è un dato di fatto che l’idolatria finisce sempre in tragedia»

Così, spronati dalle sue parole, abbiamo capito che «tutto ciò che conta deve passare attraverso l’assenza e il distacco… e Gesù stesso ci sta dicendo che nel legame con lui arriva il momento dell’esperienza dell’assenza e del distacco. Questa esperienza porterà sicuramente con sé un po’ di tristezza e smarrimento, ma la promessa è che essa non sarà l’ultima parola, e che quella tristezza si tramuterà presto in gioia».

Infine, ci ha lasciato due modelli da seguire per poter vivere «la sua [di Gesù] assenza fisica riempita, abitata dalla sua costante presenza».

Il primo è preso dalla prima lettura: «Paolo di Tarso, condotto dallo Spirito santo rimane sempre in cammino, incontrando, accogliendo, istruendo sempre nuove persone per Cristo Gesù e testimoniando loro con la propria vita. Non c’è bisogno di fare grandi cose, inventare chissà che cosa, se non “rimanere in cammino” e “testimoniare con la nostra vita”. Solo camminando, rimanendo in movimento possiamo ritrovare la gioia cristiana, frutto della sua resurrezione e portarla agli altri. Anche perché Cristo ci assicura che “la [nostra] tristezza si cambierà in gioia” (Gv 16,20b)».

Il secondo modello è Maria, nel giorno in cui festeggiavamo la Memoria della Vergine di Fatima. Infatti, «Ella ha vissuto profondamente l’assenza e il distacco del figlio, del suo figlio amato. Ma con la sua fede profonda ha saputo resistere alla notte oscura. E così da passare dalla tristezza dell’immagine del figlio pendente dalla croce davanti ai suoi occhi, è passata alla gioia del figlio risorto».

È stato bello per tutti noi riunirci nuovamente, insieme a lui, attorno alla Mensa della Parola e del Pane eucaristico. Così, confortati anche dalla sua presenza e dalle sue preghiere, continuiamo il nostro cammino.

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