Le novità nella Chiesa, la novità dello Spirito Santo

Le novità nella Chiesa, la novità dello Spirito Santo

Le novità nella Chiesa, la novità dello Spirito Santo

 

Nella giornata odierna, 2 Giugno 2021, la nostra comunità di seminario ha vissuto un momento di ritiro spirituale predicato da Padre Vincenzo S.J., ex formatore del Seminario nel periodo 2017-2019 e attualmente docente di Sacra Scrittura della nostra sezione PFTIM San Luigi.

Padre Vincenzo sin dai primi punti dettati stamattina, ha invitato tutti a pregare e meditare attraverso la lettura di alcuni brani tratti dagli Atti degli apostoli, facendo un parallelismo tra le situazioni vissute dalla Chiesa contemporanea, interfacciata sempre con novità, e la comprensione di particolari situazioni “irregolari” che la società offre, invitando ciascuno a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo.

«Che cosa lo Spirito ci vuol dire davanti a queste novità? Gli atti degli apostoli ci offrono il ritratto di una Chiesa che fa i conti con la novità.»

Dopo la risurrezione di Gesù, la Parola viene affidata agli apostoli: una Parola in “cammino” che arriva fino ai confini della terra, un Parola che non può essere riservata solo ai Giudei o a chi proviene dalla fede ebraica. Così inizia l’evangelizzazione anche verso i pagani portando la Chiesa verso nuovi scenari “scritti” dallo Spirito Santo che ne precede l’azione.

Per la riflessione è stato proposto un dittico articolato su due brani in due momenti diversi della giornata: nella mattinata è stato meditato l’episodio dell’incontro tra Filippo e l’eunuco etiope (At 8,26-40); mentre nel pomeriggio l’incontro tra Pietro e Cornelio (At 10,1-48).

Nel primo brano, illustrato dal predicatore, è visibile lo Spirito che «parla a Filippo» e lo manda sulla strada che scende da Gerusalemme a Gaza, una strada “deserta”, e ciò indica l’imprevedibilità dello Spirito e delle scelte che compie, che spesso e volentieri sono diverse e distanti dai nostri umani calcoli. Anche in una strada deserta può avvenire un incontro affascinante di evangelizzazione e conversione.

L’eunuco, che è una persona esclusa dalla società, ma allo stesso tempo con un grande potere essendo funzionario di Candace la regina dell’Etiopia, leggendo un passo della scrittura del profeta Isaia, è interessato a comprendere il destinatario di tale Parola. Qui troviamo un parallelismo tra il servo sofferente di Isaia e la condizione dell’eunuco: «Nella sua umiliazione il giudizio gli è stato negato, la sua discendenza chi potrà descriverla? Poiché è stata recisa dalla terra la sua vita.» (At 8,33). La Parola, parla direttamente alla condizione di vita di quell’uomo, privato della sua virilità, senza possibilità di procreare e generare, quindi senza un futuro.

L’atteggiamento di Filippo non è di imposizione, ma ponendo la domanda «Capisci quello che stai leggendo?»  (At 8,30), solca il desiderio iscritto dalla Parola, di farsi vicino e prossimo, sedendosi accanto all’eunuco, accogliendolo, per poi solo successivamente proferirgli l’annuncio buono della Parola.

Proseguendo lungo la strada, giunsero dove c’era dell’acqua e l’eunuco disse: «Ecco, qui c’è dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?» (At 8,36). Questa frase è molto forte perché mostra il desiderio dell’eunuco di essere battezzato ed entrare a far parte della comunità ecclesiale, un desiderio che parte dal cuore e non sotto invito o spinta di Filippo. Un brano che innesca tante riflessioni su diverse situazioni “irregolari”, in cui come Chiesa, siamo invitati a comprendere e a riconoscere l’azione dello Spirito, ad aprirci, accogliere, accompagnare.

Il brano meditato nel pomeriggio è quello dell’incontro tra Pietro e Cornelio (At 10,1-48).

Padre Vincenzo esorta subito ad entrare nel testo a partire “dai luoghi”.

Ci troviamo a Cesarea, Cornelio è un centurione della coorte italica, quindi un pagano, un romano, ma «Era religioso e timorato di Dio con tutta la sua famiglia; faceva molte elemosine al popolo e pregava sempre Dio.» (At 10,2). Ecco che in lui troviamo entrambi gli aspetti della vita del credente: la preghiera verso Dio e l’espressione più alta della fede e della preghiera, la Carità.

In questo racconto, il protagonista è sempre lo Spirito Santo, ed osserviamo come la “prima visione” è di Cornelio il pagano, e non di Pietro, l’apostolo. L’angelo del Signore appare a Cornelio e gli indica di chiamare Simone detto Pietro.

Il giorno successivo Pietro si trovava sulla terrazza e «Gli venne fame e voleva prendere cibo» (At 10,10), ma attraverso questo suo bisogno, il Signore gli comunica una verità più grande, e attraverso la visione di una tavola imbandita e con l’invito di mangiare, mette in discussione in Pietro gli insegnamenti ricevuti dal Signore in Lv 11 sui cibi impuri: la resistenza di Pietro lo mette dinanzi alla difficile rinuncia di osservare i precetti e i “suoi preconcetti”.

Allora viene spontaneo chiedersi “Come rispondo alle novità della vita che si presentano?”

La risposta del Signore è molto importante: «Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano» (At 10,15).

L’incontro tra Pietro e Cornelio è stato fondamentale per la Chiesa Apostolica, la grande apertura al mondo pagano, conferma l’azione dello Spirito che nel racconto continua a precedere l’azione della Chiesa e quindi della comunità dei credenti.

Le parole di Pietro sono fondamentali per comprendere la portata dell’evento:

«Dio mi ha mostrato che non si deve chiamare profano o impuro nessun uomo.» (At 10,28)

«In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga.» (At 10,34-35).

Nell’evento finale, lo Spirito conferma le Parole di Pietro:

«Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola» (At 10,44)

Ecco che lo Spirito discende su tutti i presenti, anche su i pagani prima ancora di essere battezzati. Allora Pietro si esprime, come ha fatto l’eunuco nel racconto precedente:

«Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi, lo Spirito Santo?» (At 10,47)

 E un’ultima esortazione riflessiva viene lanciata a ciascuno:

Lo Spirito spinge la Chiesa ad accettare nella comunità i pagani, considerati dagli ebrei delle persone indesiderabili ed impure, quindi alla luce di quanto letto parliamo della conversione di Cornelio o della conversione di Pietro?

A conclusione del Ritiro, c’è stata la celebrazione eucaristica presieduta da Padre Franco Beneduce S.J. nella quale vi è stato anche il conferimento del ministero del lettorato ai seminaristi: CAPANO Michele della diocesi di Teggiano – Policastro; BAVOUKIDINA MOUZINGA Harnold Elaurian della diocesi di Kinkala; ZOLA NGANAAM Aleydre Merveilles della diocesi di Brazzaville.

 Link Celebrazione Eucaristica: Celebrazione di Fine Ritiro

 

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