Cammino

In occasione dei 100 anni il Pontificio Seminario Campano Interregionale ha pubblicato la proposta formativa che accomuna la pedagogia degli Esercizi Spirituali dei Gesuiti, il Magistero della Chiesa Cattolica e le comunità ecclesiali del Meridione d′Italia.

Il nuovo Progetto Educativo del Seminario di Posillipo nasce da un’attenta opera di elaborazione dell’esperienza centenaria di quest’istituzione in campo formativo, cercando di tradurre in orientamenti educativi specifici le indicazioni della Chiesa italiana per i seminari maggiori. Esso, nella piena fedeltà al Magistero, riflette uno sforzo di mediazione tra le linee proposte a livello universale e nazionale e le esigenze del particolare contesto di riferimento, rappresentato dalle comunità ecclesiali del Meridione d’Italia. Il testo riesce a porre nel giusto rilievo il carattere peculiare della proposta educativa del Seminario di Posillipo, rappresentato dal ricorso alla pedagogia degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola per una solida formazione al ministero sacerdotale come presbiteri diocesani.

Acquista online

 

Il biennio di discernimento

La formazione per il presbiterato si configura come un vero e proprio itinerario, ritmato da passaggi precisi, che permettono l’assimilazione in progressione dei diversi contenuti spirituali, umani, teologici e pastorali” . Il concetto di itinerario evoca l’idea di gradualità nella crescita, di purificazione progressiva delle motivazioni, di momenti di verifica del cammino, di accompagnamento assiduo e possibilmente tutoriale, calibrato sulle necessità di ogni candidato. Un tale cammino inizia già prima dell’approdo al seminario maggiore: è avviato nell’anno propedeutico, che la Ratio richiede e l’esperienza conferma come sempre molto opportuno, poiché permette l’acquisizione di un nuovo stile (di preghiera, di vita comune) per chi giunge al seminario dalla famiglia o dall’ambiente di lavoro, e permette anche l’interruzione salutare di un automatismo di scelte in chi proviene dal seminario minore. L’anno propedeutico alimenta il desiderio consapevole e motivato di iniziare il cammino, entrando in seminario.

Dopo l’anno propedeutico l’esperienza del Seminario maggiore prende avvio con il biennio iniziale. Questa prima tappa dell’itinerario possiede una propria specificità teologico-spirituale, che trova il suo centro nella riscoperta da parte del giovane della grazia battesimale – vita di fede, speranza e carità – al servizio della quale si pone il ministero ordinato. Tale approfondimento è fondamentale proprio in vista della piena e consapevole assunzione del compito specifico del sacerdozio ministeriale: «lo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani». Infatti, se Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’umanità, il sacerdozio della nuova alleanza consiste nel servizio a questa unica mediazione, in vista della quale «Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo “un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre” […]» e, di conseguenza, «per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio comune». Tutta la chiesa, infatti, è chiamata in quanto «organismo sacerdotale», composto da tutti i battezzati, a prolungare nella storia l’opera di mediazione di Cristo per la santificazione del mondo. In questa prospettiva il ministro ordinato è al servizio di questo popolo per renderlo sempre più mediatore dell’amore di Dio per il mondo e per l’umanità in esso. Da parte del giovane, dunque, sarà prioritario riscoprire, quando non anche scoprire, la propria appartenenza al popolo sacerdotale, di cui Dio lo ha reso membro vivo attraverso il battesimo. Parafrasando sant’Agostino, possiamo dire che prima di essere prete di fronte ai fratelli e a loro a favore, cioè come Cristo capo e pastore del gregge, il giovane deve essere fino in fondo cristiano con loro, gustando in tutta la sua bellezza l’essere in Cristo figlio di un Dio che è Padre. Egli deve poter giungere alla profonda consapevolezza, che «il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune», liberandosi da una falsa comprensione del ministero ordinato, che rende il sacerdozio ministeriale alternativo e non finalizzato al sacerdozio comune esercitato da ogni membro della Chiesa, unico corpo sacerdotale. Nell’arco dell’itinerario formativo verso il sacerdozio, il primo biennio ha come sua «meta la domanda di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato», in tal senso questi primi anni sono dedicati a una purificazione delle motivazioni che hanno condotto il giovane ad intraprendere un cammino di identificazione a Cristo, inviato dal Padre a pascere le sue pecore per farne nella Chiesa un solo gregge. Il discernimento che il giovane è chiamato a vivere nel biennio iniziale, dunque, non è innanzitutto orientato a ri-mettere in discussione la scelta compiuta, quanto piuttosto a riconoscere e discernere le ragioni per le quali ha scelto di rispondere affermativamente alla chiamata di Dio, in modo da rispondervi con maggiore consapevolezza. Questa risposta, frutto di un attento discernimento, porterà alla fine del secondo anno alla richiesta di ammissione: questa manifesta pubblicamente l’orientamento vocazionale di coloro che aspirano al diaconato e al presbiterato, esprime l’accettazione della loro offerta da parte della chiesa particolare, richiede ai nuovi candidati di applicarsi con rinnovato impegno nel portare a termine la preparazione. Il biennio, infine, deve anche aiutare il giovane ad una maturazione affettivo-sessuale come presupposto della libera assunzione dell’impegno del celibato.

 

Il triennio

La struttura attuale del Seminario, che prevede un corso quinquennale filosofico-teologico, richiede di riproporre ancora come valida la distinzione tra due grandi stagioni formative: il biennio filosofico e il triennio teologico, mantenendo così anche una proficua aderenza al percorso accademico che si profila in base al Piano degli studi della Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Nello stesso tempo, quanto all’individuazione degli obiettivi formativi e alla strutturazione dei percorsi tematici che saranno proposti, si farà riferimento all’attuale Ratio per i seminari italiani, che prevede un percorso distinto in tre bienni. In questo modo, si potrà notare il differente orientamento educativo tra il terzo e il quarto anno, corrispondenti al secondo biennio, e il quinto anno, che già ricade nel terzo biennio, con i necessari adattamenti dovuti all’assenza di un sesto anno istituzionale nel nostro Seminario.

Quanto al triennio teologico nel suo complesso, va rilevato che, mentre nel precedente biennio filosofico l’attenzione viene posta principalmente sulla conoscenza della persona in tutte le sue dimensioni, per vivere in modo maturo ed integrato la propria esperienza di fede battesimale e porre le basi per un autentico discernimento vocazionale, in questa fase viene focalizzato l’aspetto della particolare identità che il chiamato è invitato a fare sua e che tende ad abbracciare tutti gli aspetti dell’esistenza, secondo una prospettiva più marcata di formazione ed “iniziazione” al ministero ordinato.

Segno visibile ed eloquente di questo processo è rappresentato dal conferimento dei ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato, che nel consentire un contatto più diretto con il servizio alla Parola e all’Eucaristia, i grandi “tesori” che Cristo ha consegnato alla sua Chiesa, sollecitano non solo un’adeguata formazione in preparazione ad essi, ma anche un’opera di continua revisione del proprio stile di vita in ragione del nuovo posto che si va assumendo nella comunità ecclesiale. Tutto ciò, se da un lato conferisce una crescente “stabilità” al servizio che ciascuno è chiamato a svolgere nella Chiesa, da un altro lato «ha la capacità di riempire di contenuti questo tempo, di proporre mete e verifiche spirituali e di seguire con criteri oggettivi il cammino progressivo verso il presbiterato». In questo contesto, accanto ad una sensibilità soggettiva, che pone cioè attenzione al cammino di maturazione e discernimento del singolo giovane, trova uno spazio progressivamente maggiore un criterio di tipo “oggettivo”, che spinge cioè a verificare di volta in volta l’idoneità del candidato, con le sue peculiarità personali, a quella graduale assunzione di responsabilità di fronte alla comunità ecclesiale, che trova concretezza in specifiche esigenze e richieste sia sul piano delle qualità umane che su quello delle attitudini spirituali. La presentazione delle domande per ricevere i diversi ministeri, come precedentemente era avvenuta per l’ammissione tra i candidati agli ordini sacri, con la relativa discussione da parte dell’èquipe formativa, rappresenta così un’importante occasione di discernimento e di verifica del percorso formativo, seppur non vincolante in vista del parere definitivo sull’ordinazione.

Ulteriore elemento significativo per la comunità vocazionale è rappresentato dal cambio di animatore al terzo anno, che mette in moto una serie di processi e dinamiche sia quanto ai singoli sia riguardo all’intero gruppo, nell’ottica di stimolare una continua capacità di verifica e revisione nel proprio modo di approcciare l’esperienza formativa.

Il percorso che risulta in base a questi riferimenti cerca di condurre, in sintesi, ad una solida fondazione e ad una graduale iniziazione al ministero ordinato, cercando di tradurre, quanto alle tappe formative e ai percorsi tematici, in termini sempre più adeguati all’attuale contesto la ricca tradizione teologica e pedagogica strutturata attorno alle virtù (cardinali e teologali), ai consigli evangelici e ai tria munera. In particolare, mentre nel terzo anno si perseguirà la solida formazione ad un’identità sacerdotale come speciale modalità di relazione a Cristo, che esige un determinato stile relazionale verso i fratelli, nel quarto anno si approfondirà maggiormente la dimensione ecclesiale del ministero ordinato, con le conseguenti responsabilità che ne derivano. Il quinto anno, infine, assumerà un tratto più marcato di iniziazione ai diversi ambiti della vita sacerdotale, con una più accentuata valorizzazione della ministerialità nell’attuale stato del chiamato.