Progetto Educativo

La nostra “regola di vita comunitaria”

Tutte linee formative tracciate e sviluppate secondo la nostra particolare sensibilità pedagogica trovano un’espressione chiara e concreta in una regola di vita comunitaria, che rappresenta il riferimento prossimo per ciascun seminarista al fine di orientarsi nel percorso, nella complessità delle sue dimensioni e dei suoi segmenti. L’intento non è certo quello di imporre dall’esterno uno schema rigido al quale conformare il proprio itinerario, quanto quello di proporre alcuni punti chiari che evidenzino il senso della proposta formativa e creino le condizioni perché ciascuno possa vivere al meglio i diversi contesti educativi, non perdendo mai di vista l’orizzonte comunitario di tutta l’esperienza del seminario. La tradizione pedagogica che ha caratterizzato il Seminario di Posillipo fin dalla sua fondazione, secondo modalità mutevoli nel tempo, ha tra i suoi punti basilari una sana armonia tra la libertà accordata con fiducia dagli educatori e la responsabilità che viene richiesta al singolo seminarista e alla comunità vocazionale nel suo complesso. Un clima formativo improntato alla familiarità che tende a stimolare la capacità di esprimersi in libertà ed autenticità anche di fronte ai “superiori”, infatti, non solo non vuole tendere a sminuire l’importanza di norme oggettive che regolino la vita comune, ma rende ancor più esigente la richiesta di una risposta adeguata, in termini di serietà, diligenza e maturità, alla fiducia che viene riposta da parte dei formatori. In questo senso, non bisogna dimenticare che «i seminaristi stessi sono protagonisti insostituibili della loro formazione: l’azione degli educatori rimane infatti inefficace se essi non prendono in mano la loro vita e non fanno propri gli stimoli loro offerti. In tal senso, si può dire che ogni formazione è ultimamente un’autoformazione». Pertanto la proposta di una regola di vita di comunitaria, richiede al seminarista, quasi in un’ottica di complementarietà, di predisporre «una propria regola di vita personale, in cui precisi i suoi propositi sugli aspetti essenziali della vita: la preghiera, lo studio e la scuola, l’esperienza comunitaria, le relazioni educative, il tirocinio pastorale, la famiglia e gli amici, lo sport e il tempo libero, l’uso dei beni, la cura del corpo, il contegno».

I diversi punti della regola di vita intercettano, dunque, vari aspetti delle quattro dimensioni della formazione, ponendosi come strumento privilegiato ed “ordinario” per il conseguimento degli obiettivi fissati, sia per tutta la comunità sia per i singoli gruppi, in base alla tappa che si trovano a vivere. Si potranno, così, individuare alcune indicazioni che tendono prevalentemente a delineare uno “stile” comportamentale, che lungi dal condurre ad un formalismo fine a se stesso, sappia essere adeguata espressione nella vita di relazione della particolare scelta che si sta vivendo. Altre indicazioni, invece, andranno a disciplinare la vita comune nei suoi tempi e nelle diverse attività, venendo a strutturare un prospetto giornaliero, settimanale e periodico.

In particolare, vogliamo qui riportare alcuni elementi generali, insieme ad alcuni impegni specifici, sia a livello personale, sia a livello comunitario, che caratterizzano la nostra proposta quanto al modo di vivere il tempo del seminario:

  • La celebrazione eucaristica. Vissuta quotidianamente nelle cappelle delle singole comunità d’anno, è presieduta dal rettore, dall’animatore, da un padre spirituale o da un altro presbitero invitato per dare il suo significativo contributo. Oltre a rappresentare il momento culminante della giornata per il giovane seminarista, rappresenta una preziosa occasione formativa nella quale il celebrante può mediare la Parola di Dio nella quotidianità che la comunità si trova a vivere in quel determinato segmento del percorso. I seminaristi vi partecipano nella molteplicità dei ministeri e servizi: animazione musicale, proclamazione delle letture, servizio all’altare, preparazione della celebrazione, in modo da acquisire una  crescente familiarità e cura verso la celebrazione dei divini misteri. Una volta a settimana, in genere il giovedì e nelle principali solennità e ricorrenze liturgiche, tutta la comunità del Seminario si trova nella Cappella Maggiore per la celebrazione eucaristica presieduta dal Rettore, da Vescovi o altri presbiteri invitati. Altri momenti celebrativi comuni sono previsti periodicamente per i seminaristi del biennio filosofico e per quelli del triennio teologico.
  • La liturgia delle ore. Ogni giornata vede, di norma, la celebrazione delle lodi e dei vespri in forma comunitaria nelle singole comunità d’anno. In questo modo, il seminarista è chiamato a fare propria l’esigenza di scandire la giornata secondo i ritmi della preghiera, che è sollecitato a vivere con la debita cura ed attenzione, secondo anche i diversi ministeri dell’animazione. L’ora media è celebrata da tutta la comunità del Seminario in Cappella Maggiore. Oltre a rappresentare un ulteriore contributo all’iniziazione alla liturgia delle ore così come richiesta al presbitero diocesano, costituisce una significativa occasione per raccogliersi in preghiera a metà della giornata, dopo le lezioni del mattino e prima del pranzo, per fare sintesi delle proprie attività sotto uno sguardo di fede, utilizzando – se lo ritiene opportuno – la pratica dell’esame di coscienza.
  • La meditazione personale. Nello schema giornaliero deve trovare sempre un congruo spazio la meditazione personale sulla Parola di Dio, in genere al mattino, dopo le lodi, in un contesto di silenzio che faciliti il raccoglimento personale. Nel progressivo avanzare del cammino, il giovane acquisirà, grazie alle indicazioni dei formatori e del padre spirituale, sempre maggiore dimestichezza con i metodi della lectio divina, della meditazione e della contemplazione proposte negli Esercizi Spirituali di sant’Ignazio.
  • L’adorazione eucaristica. È vissuta settimanalmente nelle singole comunità d’anno, in genere al venerdì, e per tutta la comunità del Seminario in alcune occasioni speciali. È un modo privilegiato per alimentare un’autentica spiritualità eucaristica e favorire momenti di intimità dialogante con il Signore Gesù.
  • Il ritiro spirituale. Si tiene in genere tre volte l’anno in corrispondenza dei tempi forti di Avvento, Quaresima, e in preparazione alla Pentecoste. Ha inizio la sera precedente con la preghiera della compieta e l’adorazione eucaristica che si prolunga per tutta la notte. Il programma della giornata vede: due momenti con gli spunti per la meditazione personale, proposti da una guida esperta invitata per l’occasione, che tendono a sviluppare il tema dell’anno formativo; la possibilità di accostarsi alla confessione; la conclusione con la celebrazione eucaristica serale. Il clima di assoluto silenzio rende queste giornate un tempo di ideale “prolungamento” dell’esperienza forte degli Esercizi Spirituali.
  • I colloqui con il Padre Spirituale. Sono i momenti in cui in piena libertà il giovane condivide in foro interno con la propria guida spirituale l’andamento del suo cammino, avendo cura di cogliere nella dimensione spirituale, e nella vita di preghiera in specie, quel contesto in cui poter far sintesi di tutto il lavoro formativo. L’invito da parte del Seminario è di incontrare il padre spirituale con regolarità e assiduità, mantenendo una frequenza orientativa di due incontri al mese.
  • La pietà popolare. Oltre alla recita comunitaria quotidiana dell’Angelus, alla pratica personale del Santo Rosario e di altri esercizi devozionali, tutta la comunità del Seminario prepara e vive con diligente cura la Novena dell’Immacolata, la Novena di Natale, la Via Crucis in Quaresima, il Rosario meditato nel mese di maggio. In questo modo si favorirà la giusta sensibilità verso la pietà popolare, inculcando un sano discernimento affinché le pratiche devozionali siano sempre nutrite dalla parola di Dio e abbiano come riferimento il centro della nostra fede cristiana.
  • Il grande silenzio. Dalle ore 22,30 alle 8,30 del mattino seguente tutta la comunità del Seminario è invitata a vivere e rispettare un clima di silenzio. Ciò non è dettato da una semplice esigenza di ordine disciplinare, quanto dall’intento pedagogico di favorire momenti di raccoglimento, lettura spirituale, preghiera personale prolungata, al fine di poter operare una sintesi della propria giornata. Si ha modo inoltre di ricordare l’alto valore del silenzio anche come rispetto della preghiera e del lavoro altrui.  
  • Lo studio personale. Pur non esaurendo tutta l’attività formativa del cammino di Seminario, questo aspetto rappresenta per il giovane il “lavoro” quotidiano che è chiamato a svolgere con fedeltà, serietà ed intensità. Si favorirà l’acquisizione di una capacità di gestire il proprio tempo in modo sempre più maturo e responsabile, per cui al di là di quanto segnalato nel programma giornaliero, per lo più nel pomeriggio, il singolo sarà invitato a ritagliarsi con generosità spazi per l’approfondimento e la ripresa delle materie studiate. La possibilità di organizzare piccoli gruppi di studio con i compagni, oltre a favorire l’apprendimento dei singoli, con un’attenta sensibilità a chi fa più fatica, può costituire un momento privilegiato di prova e di crescita nella dimensione comunitaria della formazione. 
  • Gli incontri di formazione settimanale o “catechesi”. Si svolgono nelle singole comunità d’anno, in genere il martedì. Sono l’occasione nella quale l’animatore, o un altro esperto invitato ad hoc, presenta e sviluppa i vari contenuti dei moduli educativi previsti per ciascun anno.
  • I laboratori. Rappresentano un momento forte, nel quale, in un tempo prolungato rispetto all’incontro formativo settimanale, si sviluppano alcuni temi propri della tappa d’anno con modalità che privilegiano l’interazione e l’esercitazione pratica. Nel biennio, si privilegia l’aspetto della conoscenza di sé, grazie anche all’ausilio di dinamiche di gruppo gestite da esperti psico-pedagogici, mentre nel triennio, si pone l’accento sulla dimensione pastorale della formazione.
  • Le esperienze estive. Costituiscono una sorta di “prolungamento” del tempo del seminario, nel quale i giovani sono chiamati a vivere in un contesto esterno momenti di arricchimento, approfondimento e sperimentazione rispetto al loro percorso formativo. Nei primi due anni si favoriscono esperienze di servizio e di condivisione fraterna, quali il Cammino di Santiago, il volontariato al Cottolengo, i campi di volontariato in Romania etc… Negli anni del triennio teologico si programmano esperienze dal più diretto collegamento alla formazione pastorale.
  • I colloqui con i formatori. La struttura di vita comunitaria favorisce un contatto quotidiano e diretto con l’animatore e con il rettore, con la possibilità di avere continui momenti di confronto e condivisione nello svolgersi degli impegni quotidiani. Inoltre, in alcuni momenti particolari dell’anno, ogni seminarista è chiamato a vivere un colloquio di verifica sul proprio cammino in tutte le sue dimensioni, sia con l’animatore, in genere almeno tre volte l’anno, sia con il rettore, per lo più un paio di volte l’anno.
  • L’Assemblea del Seminario. Si riunisce in genere due volte l’anno, in coincidenza con l’inizio del semestre accademico, o quando se ne ravvisa una particolare necessità. È il contesto nel quale il rettore presenta le principali linee formative, fornisce comunicazioni utili alla vita del seminario, risponde alle domande dei seminaristi. Sono inoltre previsti momenti di riflessione in piccoli gruppi, sul cui lavoro si riferisce nell’assemblea plenaria.   
  • Gli incarichi di servizio. L’ordinato e sereno svolgimento della vita quotidiana nelle sue incombenze più pratiche richiede il coinvolgimento dei seminaristi in vari incarichi di servizio, sia a favore di tutta la comunità del Seminario, sia per quanto attiene la singola comunità d’anno, secondo le tre grandi aeree della liturgia, della diakonia e della koinonia. Lo svolgimento di tali incarichi rappresenta un terreno privilegiato di crescita e di verifica nella capacità di spendersi per gli altri, secondo lo stile di Gesù, che «non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti» (Mc 10,45; Mt 20,28). Pertanto, sarà l’èquipe nel suo insieme, per gli incarichi a favore di tutto il seminario, o il singolo animatore, per i servizi della comunità d’anno, ad operare con attento discernimento la scelta dei diversi responsabili, secondo il criterio che pedagogicamente emerge come preminente.
  • I momenti ricreativi in sala di comunità. Ogni giorno dopo i pasti, le singole comunità d’anno si ritrovano insieme all’animatore nella sala di comunità per un momento di ricreazione e sollievo. È un’occasione preziosa per alimentare la dimensione comunitaria, educando ad un corretto stile di comunicazione e di condivisione delle proprie esperienze quotidiane.
  • Attività ricreative serali. Un apposito gruppo di responsabili provvede alla programmazione delle visioni nelle sue sale tv per chi lo desidera, optando per quei programmi di particolare interesse o significato. Periodicamente viene proposta la proiezione di film con la modalità del cine-forum, oltre ad altre iniziative di carattere culturale o ricreativo e incontri con testimoni significativi promossi dall’équipe dei formatori o dai gruppi di interesse.
  • I gruppi di interesse. Nascono dalla libera adesione dei seminaristi, che si riuniscono periodicamente, in genere una volta al mese, per approfondire una particolare tematica (missioni, ecumenismo, formazione spirituale, cultura, musica…), impegnandosi in un determinato servizio ad essa collegato. 
  • Gli incontri per gruppi diocesani. Per favorire la comunicazione e la condivisone tra i seminaristi appartenenti ad una stessa diocesi, il Rettore può autorizzare un incontro settimanale per i singoli gruppi diocesani con il fine di vivere un breve momento di preghiera, in genere la compieta, e condividere informazioni urgenti riguardanti la comunità diocesana.

Il biennio di discernimento

La formazione per il presbiterato si configura come un vero e proprio itinerario, ritmato da passaggi precisi, che permettono l’assimilazione in progressione dei diversi contenuti spirituali, umani, teologici e pastorali” . Il concetto di itinerario evoca l’idea di gradualità nella crescita, di purificazione progressiva delle motivazioni, di momenti di verifica del cammino, di accompagnamento assiduo e possibilmente tutoriale, calibrato sulle necessità di ogni candidato. Un tale cammino inizia già prima dell’approdo al seminario maggiore: è avviato nell’anno propedeutico, che la Ratio richiede e l’esperienza conferma come sempre molto opportuno, poiché permette l’acquisizione di un nuovo stile (di preghiera, di vita comune) per chi giunge al seminario dalla famiglia o dall’ambiente di lavoro, e permette anche l’interruzione salutare di un automatismo di scelte in chi proviene dal seminario minore. L’anno propedeutico alimenta il desiderio consapevole e motivato di iniziare il cammino, entrando in seminario.
 
Dopo l’anno propedeutico l’esperienza del Seminario maggiore prende avvio con il biennio iniziale. Questa prima tappa dell’itinerario possiede una propria specificità teologico-spirituale, che trova il suo centro nella riscoperta da parte del giovane della grazia battesimale – vita di fede, speranza e carità – al servizio della quale si pone il ministero ordinato. Tale approfondimento è fondamentale proprio in vista della piena e consapevole assunzione del compito specifico del sacerdozio ministeriale: «lo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani». Infatti, se Cristo è l’unico mediatore tra Dio e l’umanità, il sacerdozio della nuova alleanza consiste nel servizio a questa unica mediazione, in vista della quale «Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo “un regno e dei sacerdoti per Dio, suo Padre” […]» e, di conseguenza, «per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo, i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio comune». Tutta la chiesa, infatti, è chiamata in quanto «organismo sacerdotale», composto da tutti i battezzati, a prolungare nella storia l’opera di mediazione di Cristo per la santificazione del mondo. In questa prospettiva il ministro ordinato è al servizio di questo popolo per renderlo sempre più mediatore dell’amore di Dio per il mondo e per l’umanità in esso. Da parte del giovane, dunque, sarà prioritario riscoprire, quando non anche scoprire, la propria appartenenza al popolo sacerdotale, di cui Dio lo ha reso membro vivo attraverso il battesimo. Parafrasando sant’Agostino, possiamo dire che prima di essere prete di fronte ai fratelli e a loro a favore, cioè come Cristo capo e pastore del gregge, il giovane deve essere fino in fondo cristiano con loro, gustando in tutta la sua bellezza l’essere in Cristo figlio di un Dio che è Padre. Egli deve poter giungere alla profonda consapevolezza, che «il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune», liberandosi da una falsa comprensione del ministero ordinato, che rende il sacerdozio ministeriale alternativo e non finalizzato al sacerdozio comune esercitato da ogni membro della Chiesa, unico corpo sacerdotale. Nell’arco dell’itinerario formativo verso il sacerdozio, il primo biennio ha come sua «meta la domanda di ammissione tra i candidati al diaconato e al presbiterato», in tal senso questi primi anni sono dedicati a una purificazione delle motivazioni che hanno condotto il giovane ad intraprendere un cammino di identificazione a Cristo, inviato dal Padre a pascere le sue pecore per farne nella Chiesa un solo gregge. Il discernimento che il giovane è chiamato a vivere nel biennio iniziale, dunque, non è innanzitutto orientato a ri-mettere in discussione la scelta compiuta, quanto piuttosto a riconoscere e discernere le ragioni per le quali ha scelto di rispondere affermativamente alla chiamata di Dio, in modo da rispondervi con maggiore consapevolezza. Questa risposta, frutto di un attento discernimento, porterà alla fine del secondo anno alla richiesta di ammissione: questa manifesta pubblicamente l’orientamento vocazionale di coloro che aspirano al diaconato e al presbiterato, esprime l’accettazione della loro offerta da parte della chiesa particolare, richiede ai nuovi candidati di applicarsi con rinnovato impegno nel portare a termine la preparazione. Il biennio, infine, deve anche aiutare il giovane ad una maturazione affettivo-sessuale come presupposto della libera assunzione dell’impegno del celibato.

Il triennio

La struttura attuale del Seminario, che prevede un corso quinquennale filosofico-teologico, richiede di riproporre ancora come valida la distinzione tra due grandi stagioni formative: il biennio filosofico e il triennio teologico, mantenendo così anche una proficua aderenza al percorso accademico che si profila in base al Piano degli studi della Sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Nello stesso tempo, quanto all’individuazione degli obiettivi formativi e alla strutturazione dei percorsi tematici che saranno proposti, si farà riferimento all’attuale Ratio per i seminari italiani, che prevede un percorso distinto in tre bienni. In questo modo, si potrà notare il differente orientamento educativo tra il terzo e il quarto anno, corrispondenti al secondo biennio, e il quinto anno, che già ricade nel terzo biennio, con i necessari adattamenti dovuti all’assenza di un sesto anno istituzionale nel nostro Seminario.

Quanto al triennio teologico nel suo complesso, va rilevato che, mentre nel precedente biennio filosofico l’attenzione viene posta principalmente sulla conoscenza della persona in tutte le sue dimensioni, per vivere in modo maturo ed integrato la propria esperienza di fede battesimale e porre le basi per un autentico discernimento vocazionale, in questa fase viene focalizzato l’aspetto della particolare identità che il chiamato è invitato a fare sua e che tende ad abbracciare tutti gli aspetti dell’esistenza, secondo una prospettiva più marcata di formazione ed “iniziazione” al ministero ordinato.

Segno visibile ed eloquente di questo processo è rappresentato dal conferimento dei ministeri istituiti del lettorato e dell’accolitato, che nel consentire un contatto più diretto con il servizio alla Parola e all’Eucaristia, i grandi “tesori” che Cristo ha consegnato alla sua Chiesa, sollecitano non solo un’adeguata formazione in preparazione ad essi, ma anche un’opera di continua revisione del proprio stile di vita in ragione del nuovo posto che si va assumendo nella comunità ecclesiale. Tutto ciò, se da un lato conferisce una crescente “stabilità” al servizio che ciascuno è chiamato a svolgere nella Chiesa, da un altro lato «ha la capacità di riempire di contenuti questo tempo, di proporre mete e verifiche spirituali e di seguire con criteri oggettivi il cammino progressivo verso il presbiterato». In questo contesto, accanto ad una sensibilità soggettiva, che pone cioè attenzione al cammino di maturazione e discernimento del singolo giovane, trova uno spazio progressivamente maggiore un criterio di tipo “oggettivo”, che spinge cioè a verificare di volta in volta l’idoneità del candidato, con le sue peculiarità personali, a quella graduale assunzione di responsabilità di fronte alla comunità ecclesiale, che trova concretezza in specifiche esigenze e richieste sia sul piano delle qualità umane che su quello delle attitudini spirituali. La presentazione delle domande per ricevere i diversi ministeri, come precedentemente era avvenuta per l’ammissione tra i candidati agli ordini sacri, con la relativa discussione da parte dell’èquipe formativa, rappresenta così un’importante occasione di discernimento e di verifica del percorso formativo, seppur non vincolante in vista del parere definitivo sull’ordinazione.      

Ulteriore elemento significativo per la comunità vocazionale è rappresentato dal cambio di animatore al terzo anno, che mette in moto una serie di processi e dinamiche sia quanto ai singoli sia riguardo all’intero gruppo, nell’ottica di stimolare una continua capacità di verifica e revisione nel proprio modo di approcciare l’esperienza formativa. 

Il percorso che risulta in base a questi riferimenti cerca di condurre, in sintesi, ad una solida fondazione e ad una graduale iniziazione al ministero ordinato, cercando di tradurre, quanto alle tappe formative e ai percorsi tematici, in termini sempre più adeguati all’attuale contesto la ricca tradizione teologica e pedagogica strutturata attorno alle virtù (cardinali e teologali), ai consigli evangelici e ai tria munera. In particolare, mentre nel terzo anno si perseguirà la solida formazione ad un’identità sacerdotale come speciale modalità di relazione a Cristo, che esige un determinato stile relazionale verso i fratelli, nel quarto anno si approfondirà maggiormente la dimensione ecclesiale del ministero ordinato, con le conseguenti responsabilità che ne derivano. Il quinto anno, infine, assumerà un tratto più marcato di iniziazione ai diversi ambiti della vita sacerdotale, con una più accentuata valorizzazione della ministerialità nell’attuale stato del chiamato.